I dieci da non perdere

TRATTO DA “GLI AGRITURISMI E LE LOCANDE DEL GAMBERO ROZZO 2008”

CAPITOLO: I DIECI DA NON PERDERE

Immaginatevi un piccolo Eden: un giardino di aranci e limoni che si estende per 40 ettari.
Al centro un recinto candido di calce, antico di due secoli, intatto nella sua funzione rurale. E sfogliate idealmente Le mille e una notte e raccontatevi la favola del vostro sogno solare.

 

Ecco siete alla Chiusa di Carlo che è qualcosa d’altro di un agriturismo. E’ un presidio vero e autentico della civiltà rurale siciliana. Posizionata nella Sicilia orientale che profuma di Mediterraneo, di Oriente e di Africa. Trovare bagli in questa parte della Sicilia è molto raro, che qui il latifondo non prevedeva stanziamenti in campagna ma una quotidiana transumanza dei braccianti dai paesi ai campi. Tuttavia il baglio era nella Sicilia dei campi ciò che è la masseria per la Puglia: la residenze insieme del nobile e dell’operaio, la fattoria intesa come luogo di produzione, ma anche come comunità.

 

Questo senso di appartenenza lo avrete varcando il grande cancello della Chiusa che vi apre un mondo a parte. Il baglio è cintato e ha un che di claustrale. Abbaglia nel suo candore che riflette il sole giaguaro di Sicilia e spicca come una perla incastonata nello smeraldo degli agrumeti. Le abitazioni dell’agriturismo sono tutte ricavate dalle “barchesse” del baglio e sono incantevoli nella loro autenticità con i muri ad arricciato e pietra, con gli arredi candidi e lindi, con i broccati a fare da biancheria. Nel baglio c’è anche la casa padronale per rafforzare questo senso di comunità.

 

Per il moderno comfort non manca la piscina, per i riti della vacanza ci sono i barbecue, per l’esperienza rurale ci sono i sentieri che portano in mezzo ai giardini degli agrumi. Per il sogno c’è l’atmosfera di Sicilia che qui profuma di zagara e di salmastro, di pietra e di mito, di storia che questi selciati sono solcati da uomini da oltre due secoli e dal nostro desiderio d’eterno.